|
Dai primi anni settanta i bioflavonoidi hanno portato molti ricercatori a sviluppare teorie relative alle proprietà benefiche in malesseri quali: febbre reumatica, pressione alta, emorroidi e cirrosi (per citarne alcuni). Molte di queste ricerche furono condotte dal medico Paavo Airola (vi invitiamo a fare una ricerca su Google.com). Più tardi, verso gli anni '90, il dr. Bent Havsten fece alcune ricerche proprio sui bioflavonoidi contenuti nel propoli e cercò di dimostrare l'azione dei bioflavonoidi sulla struttura del virus. In sostanza i virus sono racchiusi da un rivestimento proteico e fino a quando il materiale in essi contenuto non esce dalla membrana proteica il virus è innocuo per l'organismo. Havsten verificò che in alcuni virus il rivestimento proteico veniva lasciato inalterato dai bioflavonoidi contenuti nel propoli e che di conseguenza "disattivavano" l'azione virale. E' un po' quello che succede nel mondo macroscopico e spesso all'interno degli alveari: un intruso che decide di entrare in un alveare viene normalmente ucciso dalle api e se la sua mole è tale da non consentire loro di trasportarlo fuori viene "propolizzato". Si comprende che l'azione del propoli è in un certo qual modo preventiva rispetto ad alcune infezioni sia nel campo microscopico sia in quello macroscopico. Havsten scoprì anche che i bioflavonoidi stimolano i globuli bianchi ed i linfociti (che si trovano alla base del nostro sistema immunitario) a produrre interferone.
L'interferone è una sostanza che è stata riconosciuta come elemento principe in un sistema immunitario sano.
|